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Prova il brivido di dormire in camere di ghiaccio, incontra i Sami e le loro renne, ammira l’Aurora Boreale, e fai un giro in una slitta trainata dagli husky. In questo articolo ti racconterò le mie emozioni di viaggio e consiglierò come vestirti per affrontare il freddo e goderti in sicurezza un’esperienza “artica” da fare almeno una volta nella vita.

Arrivo a Kiruna

In un venerdì di marzo, dopo un volo di circa un’ora e mezza da Stoccolma, sono arrivata a Kiruna, una cittadina della Lapponia svedese a nord del Circolo Polare Artico. Secondo me, marzo e sono i mesi ideali per visitare questa regione, perché le giornate sono già un po’ più lunghe ed il clima è più mite. Infatti, al mio arrivo a Kiruna la temperatura era di -8 ͦC. “E la chiami temperatura mite?”, dirai. Eh sì! A Kiruna la temperatura può scendere anche a -40 ͦC in inverno, quindi -8 ͦC sono temperature quasi primaverili.

All’uscita dall’ aeroporto ho sentito subito il profumo di neve e sono rimasta quasi abbagliata dal paesaggio innevato. Sono salita su un grande shuttle per raggiungere l’hotel, felice di aver prenotato in anticipo il trasferimento perché i pochi taxi disponibili venivano presi d’assalto da una folla di turisti che trainavano pesanti valigie. Durante il tragitto ho provato un senso di meraviglia ed incanto mentre guardavo le fitte foreste che separavano il soffice manto di neve dalle nubi che sembravano di zucchero filato.

Arrivo all’Icehotel

Dopo circa 20 minuti di viaggio sono arrivata all’Icehotel di Jukkasjärvi, un comune di Kiruna. L’Icehotel di Jukkasjärvi è l’hotel di ghiaccio e neve più grande al mondo, con una superficie di circa 6.000 metri quadrati. È anche considerato a buon diritto una delle Sette Meraviglie della Svezia.

Dai vari idiomi che sentivo parlare nelle aree comuni dell’hotel, ho intuito subito che l’Icehotel ha una clientela internazionale. Alla reception, ho appreso che non avrei potuto effettuare il check- in nella mia suite di ghiaccio prima delle ore 18:00, per consentirne la visita a tutti gli altri ospiti dell’hotel e ai visitatori esterni. Non male, avrei approfittato di queste ore di attesa per visitare tutta la struttura, incluse le suites altrui. Chissà quale era la suite più bella? Tuttavia, prima di iniziare il mio giro di ricognizione avrei dovuto sbarazzami della mia valigiona. “Una valigiona per un weekend?”, dirai. Sì, perché occorrono tanti strati di indumenti e tanti cambi a queste latitudini in inverno.

Cosa mettere in valigia

Per affrontare temperature così fredde, specialmente durante escursioni di varie ore, si devono indossare tre strati di indumenti. L’aria tra gli strati funge da isolante, e favorisce la ventilazione. Così viene trattenuto il calore ed espulsa l’umidità. A contatto con la pelle indossate intimo termico come T-shirts termiche a maniche lunghe, leggings, e due paia di calzini di lana.

Come strato intermedio potete indossare un maglione di lana o una felpa in pile, e pantaloni termici felpati. In base alla mia esperienza, la lana è il miglior alleato contro il freddo estremo. Lo strato esterno deve essere in materiale impermeabile ed antivento. Evitate indumenti in cotone, poiché trattengono l’umidità e hanno un effetto rinfrescante. Quindi lasciate pure i tradizionali jeans in denim a casa! Ricordatevi, inoltre, di portare con voi un passamontagna oppure un cappello caldo che copra bene le orecchie e una sciarpa. Portate, inoltre, sottoguanti in lana, guanti termici impermeabili, e stivali da neve alti fino al polpaccio.

L’ Icehotel: La struttura e la tipologia di camere

La zona di ghiaccio è composta da un Ice bar, una cappella, un Icehotel Winter e un Icehotel 365. In tutti gli ambienti di ghiaccio la temperatura è mantenuta costantemente tra -5 e -7 ͦC.

L’Icehotel Winter, aperto da dicembre ad aprile, è composto dalle Art suites e dalle Ice rooms e non dispone di nessun ambiente riscaldato. In entrambe le tipologie di camere gli ospiti usufruiscono di bagni e saune in comune situati presso il Riverside. Gli ospiti dell’art suite possono lasciare vestiti e affetti personali in una cabina privata, mentre gli ospiti delle Ice rooms dispongono di armadietti con lucchetto. Sia gli armadietti che le cabine si trovano presso il Riverside. Le Ice rooms, inoltre, non dispongono di porta, bensì di una tenda. Quindi il senso di privacy non è ai massimi livelli.

L’Icehotel 365, invece, è aperto 365 giorni l’anno ed è composto da suites artistiche, ossia le Deluxe suites 365 e un’Art suite 365. Le Deluxe suites 365 sono le uniche camere dell’hotel provviste di bagni privati con vasca, doccia e sauna. Inoltre, dispongono di una porta munita di serratura, quindi una volta che vi siete chiusi dentro, potete stare tranquilli che non entrerà nessuno.

In inverno, sono disponibili in totale 53 Ice rooms, Art Suites, and Deluxe Suites. A fine aprile, quando l’Icehotel Winter inizia a sciogliersi per confluire nel vicino fiume Torne, restano aperti 18 Ice suites e l’Icebar. Quindi l’Icehotel si può visitare tutto l’anno! Inoltre, sono disponibili sempre 70 stanze riscaldate, in qualunque stagione andiate. Se restate più giorni, credo che vi basterà dormire una sola notte nel ghiaccio, le altre vorrete trascorrerle molto probabilmente al calduccio.

Le suites artistiche

Ho prenotato una Deluxe suite 365 per la prima notte, e una camera riscaldata per la seconda. Ho scelto la Deluxe Suite per avere maggior privacy e comodità, e poter tenere la valigia con me. La mia suite si chiamava “Dreaming in a dream”. È un capolavoro.

 

 

Ovviamente anche le sculture delle aree comuni e delle altre suites sono splendide. Ecco qualche foto per rendere l’idea.

Come ho dormito in una stanza di ghiaccio

Arrivate le 18:00, sono entrata in suite e prima di andare a dormire mi sono concessa un lungo e caldo bagno, seguito da una sauna rigenerante. Il giorno successivo avrei avuto una giornata intensa con ben tre escursioni all’esterno, di cui una di notte. Pertanto, dovevo preparare il mio corpo a temperature estreme prolungate. Ho seguito, così, il consiglio dell’hotel di lavarmi la sera precedente le escursioni per evitare che la pelle diventasse più sensibile al freddo. L’untuosità naturale della pelle protegge dal freddo! Dopo aver applicato una buona crema nutriente sul viso, ho iniziato la vestizione notturna. Dato che l’hotel fornisce un caldissimo sacco a pelo per temperature estreme, non occorre indossare i tre strati che ho citato prima. Per la notte ho indossato “solo” lo strato di intimo termico, una felpa, un paio di calzini, un passamontagna morbido e guanti. Il sacco a pelo va poggiato su un materasso coperto di pelli di renna. Ho lasciato il cellulare nel bagno, dal momento che in camera non ci sono prese. Inoltre, durante la notte a -7 ͦ C le batterie si scaricherebbero, o peggio ancora il cellulare resterebbe incollato al comodino di ghiaccio. Dopo aver spento le luci, avvolta da un silenzio tombale e dal profumo di ghiaccio, ho aspettato l’abbraccio di Morfeo.°

Il risveglio

Evidentemente Morfeo stava ai Caraibi quella notte, perché sinceramente ho dormito molto poco, ma non per il freddo. Anzi, a un certo punto ho avuto caldo e ho iniziato a sudare nel sacco a pelo!! Tuttavia, non essendo abituata a dormire tutta infagottata e con limitata possibilità di movimento, il sonno è stato un dormi-veglia. Comunque, mi sono svegliata felice per l’esperienza ed in perfetta forma, senza nemmeno un po’ di mal di gola o dolori articolari. Prima di uscire, ho applicato la protezione solare, perché la neve riflette la luce del sole ed aumenta il rischio di ustioni. Dopo un’abbondante e squisita colazione a base di salmone e fette di wasa, ero pronta per le escursioni.

Escursioni

Passeggiata in slitta trainata dagli husky

È stata una delle esperienze più divertenti che abbia mai fatto nella mia vita, e la consiglio a tutti coloro che non hanno problemi di schiena. La posizione seduta in slitta non è delle più comode perché non si ha uno schienale a cui poggiarsi e bisogna fare costantemente attenzione a non spostare i piedi dagli appositi sostegni per non farli finire sotto le pale della slitta. Inoltre, dato che la slitta non ha gli ammortizzatori, i balzi sono tanti laddove il terreno non sia perfettamente regolare.

Incontro con i Sami e le loro renne

Dopo una breve pausa pranzo, ho iniziato la seconda escursione: l’incontro con i Sami nel loro allevamento di renne.

I Sami sono una popolazione indigena che vive principalmente in Lapponia, una regione che si estende su quattro paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Tradizionalmente, i Sami si dedicano alla pesca, alla caccia e alla pastorizia delle renne, e hanno una cultura e una lingua proprie. Nel corso della storia, i Sami hanno subito discriminazioni e repressioni culturali, ma negli ultimi decenni si sono attivati per la difesa dei loro diritti e della loro identità culturale. Oggi, i Sami sono riconosciuti come popolo indigeno in tutti e quattro i paesi in cui vivono, e hanno un proprio parlamento che rappresenta i loro interessi e promuove la loro cultura e lingua.

Due guide Sami hanno fatto accomodare il nostro gruppo su due slitte multiposto, ciascuna trainata da una motoslitta, per un’emozionante avventura. Abbiamo seguito le indicazioni delle guide per evitare di prendere rami in viso durante il percorso. Ad ogni scossa della motoslitta, il cuore batteva forte nell’attesa di scoprire cosa ci fosse dietro la curva successiva. Dopo circa venti minuti di tragitto, ci siamo fermati di fronte a una discesa molto ripida. La guida ci ha spiegato che la slitta si sarebbe ribaltata a carico completo; quindi, avremmo dovuto arrivare a valle… con il fondoschiena, come in uno scivolo. Iniziamo, divertiti, la discesa a coppie, ritornando tutti bambini tra gridolini e risate. Nessuno si è rotto nulla per fortuna e quindi siamo risaliti subito in slitta per proseguire la nostra avventura.

Dopo questa esperienza in slitta, ci siamo seduti dentro un enorme taipee, su tante pelli di renna, intorno a un fuoco schioppettante. La guida ci ha offerto una deliziosa pietanza di carne di renna servita con gelatina di frutti di bosco da lei preparata. Mentre gustavamo il cibo, la guida ci ha raccontato la vita semplice che conduce in totale connessione con la natura e la storia del suo popolo, inclusa l’espropriazione delle terre ed il genocidio culturale a cui è stato sottoposto. A quel racconto molti di noi avevano gli occhi lucidi, e non per il fumo del fuoco.

Il pomeriggio emozionante volgeva al termine e sono rientrata in hotel, con il ricordo di tante risate, di qualche lacrima e peli di renna ovunque. Ma niente doccia ancora, perché l’aurora boreale mi aspettava, in una notte che ricorderò per sempre, nel bene e nel male.

Alla ricerca dell’ aurora boreale

Dopo un’ottima cena a base di merluzzo al ristorante di fronte l’hotel, ho incontrato altri cinque compagni di viaggio e la guida che ci avrebbe accompagnato in un tour fotografico dell’aurora boreale in navetta.

Per fotografare l’aurora boreale è importante impostare correttamente la macchina fotografica manualmente ed utilizzare un treppiede per ottenere immagini nitide. Per chi fosse un fotografo in erba come me, bisogna impostare un’apertura larga (f/2,8), 15-30 secondi di tempo di esposizione ed un’ISO elevata (1600 o maggiore se è molto buio).

La guida ci ha informato che con il cielo sereno e l’attività solare intensa di quei giorni, avremmo avuto ottime probabilità di vedere l’aurora. Molto gentilmente la guida ha prestato delle fotocamere reflex e tripodi a tutto il gruppo. Dopo aver guidato circa 30 minuti fuori Kiruna, siamo arrivati in una zona isolata, lontana dalle luci dalla città. Da lì, muniti di torce frontali, ci siamo incamminati per altri 15 minuti, affondando nella neve che arrivava in alcuni tratti fino alle ginocchia. Abbiamo raggiunto, così, una distesa di neve soffice che si estendeva a perdita d’occhio.

La guida ci ha detto: “Bene, siete fortunati, ecco l’aurora”. Ma io non vedevo nulla, a parte un leggero chiarore lattiginoso in cielo! Tutto qui?! Sono rimasta molto delusa e la guida se ne deve essere accorta. Mi ha chiesto di aspettare pazientemente “un pochino” per vedere colori più brillanti. Aspettiamo ben tre ore a -20 gradi!! Alla fine, vediamo in cielo una bellissima danza luminosa di colore verde brillante e sfumature rossastre!!

Tuttavia, stavo pagando a caro prezzo quello spettacolo meraviglioso: mi stavano venendo i geloni ai piedi! Gli scarponi che quel giorno avevo preso in prestito in hotel erano evidentemente troppo larghi e c’era entrata la neve. Quindi, le dita dei piedi si stavano letteralmente congelando! Appena ho informato la guida del dolore ai piedi e bruciore alle dita, mi ha riaccompagnato immediatamente nella navetta e acceso il riscaldamento. Mi sono seduta sul sedile posteriore, ho tolto gli scarponi e i calzini bagnati, e avvolto i miei poveri piedi arrossati e gonfi nella sciarpa di lana per farli gradualmente riscaldare. Dopo una mezz’oretta ho sentito che il bruciore stava migliorando e la sensibilità alle dita stava tornando. Meno male!! Dopo essersi accertata che stessi bene, la guida ha raggiunto di nuovo il gruppo, che stava ancora lì in mezzo alla neve, da solo. Io invece sono rimasta ovviamente al calduccio. Nell’attesa mi devo essere addormentata sul sedile. Dopo un po’ sono stata svegliata di soprassalto da un movimento brusco. Un orso? No, era la mia vicina di posto che si era accomodata sul sedile con la grazia di un plantigrado. Il resto del gruppo era tornato. Così, siamo tornati in hotel, dove finalmente ho fatto la doccia più lunga della mia vita, nel mio bungalow riscaldato. Poi sono sprofondata in un sonno di 12 ore. L’indomani ho salutato i tesori della Lapponia, per rientrare a Stoccolma.

Vale la pena sfidare il freddo per visitare l’Icehotel?

Il viaggio nella Lapponia svedese è stata un’esperienza indimenticabile, fatta di emozioni e avventure in un ambiente naturale spettacolare e incontaminato. Il soggiorno all’Icehotel, l’incontro con l’aurora boreale, la passeggiata in slitta trainata dagli husky e la scoperta della cultura sami sono esperienze che resteranno per sempre nel mio cuore e nella mia memoria. Questo viaggio mi ha arricchito non solo dal punto di vista culturale, ma anche umano, grazie all’incontro con persone meravigliose e alla scoperta di una natura selvaggia e affascinante. Quindi, consiglio vivamente a tutti un soggiorno all’Icehotel di Jukkasjärvi! Ma mi raccomando, munitevi di abbigliamento e calzature adatte. Inoltre, vi consiglio di prenotare le escursioni in anticipo sul sito dell’Icehotel, per non rischiare di trovare i posti esauriti quando arrivate in hotel. Spero davvero tanto di poter tornare presto in Lapponia per scoprire nuovi tesori, vivere nuove emozionanti avventure, e magari incontrare Babbo Natale.